I TRE DAN TIAN o Campi di cinabro dell’alchimia interiore

Il cinabro

Ai tre Dan Tian non corrisponde alcun organo fisico e, più che come punti specifici, è a volte più opportuno considerarli come zone più ampie di forma sferica, come peraltro suggerisce l’etimologia del nome.
Il termine “Tian”, infatti, si può tradurre come campo, terreno coltivato, e trae origine dal vocabolario agricolo e richiama l’idea di coltivazione per ottenere dei frutti.
“Dan” viene tradotto come rosso, pillola, polveri farmaceutiche, riferendosi secondo alcuni traduttori al cinabro, un minerale dall’aspetto rossiccio (ancora oggi fonte principale per l’estrazione del mercurio) che nell’alchimia cinese è il praticante.

Il primo tra questi punti è il Dan Tian inferiore, ed è localizzato tre o quattro dita sotto l’ombelico, dove la Medicina Tradizionale Cinese ritiene venga accumulato il Qi. Nella pancia risiedono infatti le radici stesse dell’essere umano.

Il secondo punto è all’altezza del cuore, è il Dan Tian mediano e la sua energia si dispiega nella capacità di vivere nel momento presente in uno spazio di ricettività che permette di sentire, di ascoltare in modo empatico, di accettare ciò che accade senza volerlo diverso da com’è.

Il terzo punto, Dan Tian superiore, è nella zona tra le sopracciglia. È collocato nella testa e presiede allo spazio di coscienza che include l’attività mentale e la trascende. 

Queste tre zone vengono considerate dei veri e propri laboratori di alchimia interiore; in particolare – secondo la Medicina Tradizionale Cinese – nel Dan Tian inferiore l’essenza vitale (Jing) viene trasformata in Energia vitale (Qi), nel Dan Tian mediano il Qi viene raffinato in energia spirituale (Shen) mentre nel Dan Tian superiore lo Shen si unisce all’Universo. 

I Dan Tian sono luoghi d’elezione dove l’energia, il Qi, si raccoglie durante le pratiche di Qi Gong. 
Il termine Dan, viene usato in Medicina Tradizionale Cinese, per indicare il farmaco, costituito da tre componenti fondamentali, chiamati “i 3 Tesori”: Jing, Qi e Shen.

© Aldo Elia, insegnante di Qi Gong

I FIORI CHE RIEQUILIBRANO

Cosa sono i Fiori di Bach? Come si usano?
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Edward Bach era un immunologo inglese che agli inizi del ‘900 scoprì il metodo che lo rese famoso in tutto il mondo: la floriterapia.

È un metodo di cura semplice, accessibile a tutti

Bach aveva intuito che la psiche è determinante nella cura di qualsiasi stato fisico disarmonico e riteneva, infatti, che la manifestazione di un sintomo fisico non fosse altro che il risultato di uno squilibrio fra anima, mente e corpo.

Sin dall’infanzia siamo immersi in un mondo di regole e preconcetti che ci condizionano e ci privano della libertà di essere ciò che siamo, allontanandoci dal nostro progetto originario fino a farci persino dimenticare quale esso fosse…

L’anima comincia così a soffrire, e questa sofferenza genera delle emozioni negative nella mente che, a lungo andare, si ripercuotono sul nostro organismo generando sintomi fisici.

L’anima, secondo Bach, è il vero io; ovvero ciò che noi vorremmo essere. La personalità è ciò che emerge dal contesto nel quale viviamo, in pratica ciò che siamo costretti ad essere.

Tanto più anima e personalità sono diverse fra loro, tanto più si instaurano nella nostra mente emozioni negative.

Bisogna cercare di distinguere tra l’anima di una persona e la sua personalità

La floriterapia interviene per ristabilire armonia e sinergia fra anima e personalità, in modo da riportarle ad essere un unico suono e un’unica nota.

I fiori di Bach sono rimedi vibrazionali che vanno a riequilibrare e a liberare i blocchi energetici. Le essenze floreali aiutano a riarmonizzare tratti disarmonici del carattere, disagi psicologici e altri disturbi fisici di origine psicosomatica. L’azione dei rimedi riequilibra i nostri stati d’animo negativi ristabilendo la qualità delle nostre emozioni.

I fiori di Bach sono, più precisamente, 38 essenze floreali. Ognuna agisce su un’emozione particolare che corrisponde agli archetipi della personalità umana come incertezza, paura, solitudine…

Fiori non aggiungono ciò che manca ma riarmonizzano ciò che c’è

Le principali caratteristiche della floriterapia sono l’esplorazione degli stati emotivi dell’uomo, la valorizzazione della persona rispetto alla malattia, la scelta del rimedio adatto secondo un’antica tecnica medievale chiamata “teoria delle segnature” (dall’aspetto che ha una pianta, dai tempi di fioritura, dal comportamento che tiene rispetto alle altre piante si può capire su quali disarmonie umane intervenga) e la semplicità del metodo terapeutico.

L’uso dei fiori di Bach è indicato soprattutto in condizioni nelle quali un’alterazione dello stato d’animo o delle emozioni è causa di sofferenza ed è capace di indurre la comparsa di manifestazioni morbose anche a livello somatico.

Ogni rimedio è tratto da un fiore molto comune che si trova in natura in grandi quantità e che tutti posiamo conoscere, come ad esempio il castagno, il faggio, la rosa canina, il larice, la cicoria selvatica, la vite selvatica, il melo selvatico e altri.

Le analogie sono veramente sorprendenti, ad esempio il fiore del castagno (Sweet Chestnut), simile a dei fuochi d’artificio di colore giallo intenso, aiuta a riportare luce e gioia nei momenti di grande sconforto, come quando si sta soffrendo così tanto da non riuscire più a percepire la luce in fondo al tunnel.

L’obiettivo è stimolare il processo naturale di guarigione senza ostacolarlo

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© Federico Giorgini, insegnante, naturopata e floriterapeuta

IL CONTATTO NELLO SHIATSU

Il contatto è la prima azione che si compie nello shiatsu. Questo primo gesto riesce a dare un significato importante a ogni inizio di trattamento. Importante perché è con quel gesto che ci si porta verso la centratura e tramite quel contatto si rivela molto della situazione energetica dell’uké.
Caldo o freddo, movimento o immobilità, vitalità o inattività, energia o debolezza, agitazione o rilassamento, disponibilità o chiusura. 

Una delle più grandi difficoltà per noi che viviamo in questi tempi e in questa società è quella di riuscire a “staccare” il nostro continuo e cervellotico pensiero. Siamo sempre a rimuginare, analizzare, coordinare. Affrontiamo ogni situazione con la testa tralasciando ogni altra funzione che il nostro corpo ci mette a disposizione. L’attenzione è sempre posta alla mente e molto molto meno ai messaggi che il corpo ci manda in continuazione. 

Tante cose si possono invece capire tramite un semplice contatto: cose che vanno a completare e aumentare quello che prima si era visto o sentito o annusato, portando il tatto a divenire il senso primario. 

Trasformare la mano in uno strumento di ascolto facendola diventare spettatrice e non protagonista è un esercizio che richiede mente libera e cuore vuoto ma è fondamentale per una buona percezione e quindi valutazione energetica.

Il contatto segna l’inizio di un trattamento shiatsu e lo permea e anima fino alla fine, ma quello che lo differenzia da altre tecniche manuali è l’utilizzo del peso del corpo dell’operatore sul ricevente, la pressione mantenuta e costante per un tempo minimo, la perpendicolarità delle mani rispetto alla zona trattata, la differente postura e la respirazione in hara

© Bruno Quaresima